Bonus edilizi 2026: la Top 5 in sintesi
Quali sono i bonus edilizi attivi nel 2026? Le cinque misure principali sono: Bonus ristrutturazioni (50% sull’abitazione principale, 36% sulle altre unità, massimale 96.000 euro), Ecobonus per l’efficientamento energetico, Sismabonus fino all’80%, Conto Termico 3.0 con incentivo diretto GSE fino al 65% e Bonus mobili al 50%. Li ha confermati la Legge di Bilancio 2026.
La cornice è quella della Legge di Bilancio 2026, che ha confermato l’impianto a doppia aliquota introdotto l’anno precedente: 50% per l’abitazione principale, 36% per le altre unità immobiliari, con l’obiettivo dichiarato di concentrare la spesa pubblica sulla prima casa. Il massimale di riferimento del Bonus ristrutturazioni resta di 96.000 euro per unità immobiliare, recuperabile in 10 quote annuali di pari importo.
Attenzione al metodo: la scelta del bonus va fatta prima dell’avvio dei lavori, perché titoli edilizi, bonifici e pratiche ENEA o GSE non sono intercambiabili a posteriori. In questa Top 5 analizziamo per ogni misura aliquote, massimali, interventi ammessi ed errori da evitare, con un’avvertenza: dove i decreti attuativi 2026 risultano ancora in itinere, segnaliamo esplicitamente i punti in attesa di chiarimento. Per tutti gli aggiornamenti su aliquote e scadenze, segui la sezione Bonus e Fisco.
1. Quanto spetta con il Bonus ristrutturazioni 2026?
Il Bonus ristrutturazioni è la misura più utilizzata del 2026: detrazione IRPEF del 50% per i lavori sull’abitazione principale e del 36% per gli altri immobili, fino a 96.000 euro di spesa per unità immobiliare. Copre manutenzione straordinaria (bagni, impianti, pavimenti, infissi), restauro, manutenzione ordinaria sulle parti comuni condominiali e una serie di interventi specifici, dalle barriere architettoniche alla bonifica amianto.
I requisiti sono noti ma restano la prima causa di decadenza: bonifico parlante con causale agevolata, titolo edilizio (CILA nella maggior parte dei casi) presentato prima dell’inizio lavori, comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori per gli interventi che incidono sull’efficienza energetica. La detrazione si recupera in 10 anni ed è vincolata alla capienza IRPEF del beneficiario.
Il punto di attenzione 2026 riguarda la definizione di abitazione principale: conta la dimora abituale del contribuente o del familiare, da dimostrare in caso di controllo. Per chi sta pianificando un trasferimento di residenza durante il cantiere, la documentazione della tempistica diventa decisiva quanto le fatture.
2. Quando conviene l’Ecobonus rispetto al Bonus ristrutturazioni?
L’Ecobonus 2026 segue lo stesso schema a doppia aliquota del Bonus ristrutturazioni: 50% per l’abitazione principale e 36% per le altre unità, secondo l’impianto confermato dalla Legge di Bilancio 2026. A differenza del bonus ordinario, però, opera con massimali specifici per tipologia di intervento: cappotto termico, sostituzione del generatore di calore, infissi e schermature solari, ciascuno con il proprio tetto di spesa detraibile.
Quando conviene più del Bonus ristrutturazioni? Quando il massimale specifico è alto e l’intervento è certificabile: il cappotto termico su un condominio, la pompa di calore in sostituzione della caldaia, gli infissi su tutta la facciata. In questi casi l’Ecobonus permette di intercettare massimali dedicati che si sommano a quello del bonus ordinario su interventi diversi.
Gli adempimenti sono più stringenti: asseverazione del tecnico sul rispetto dei requisiti minimi di prestazione, comunicazione ENEA obbligatoria e, per gli interventi trainanti, verifica del salto di classe energetica dove richiesto. L’errore tipico del 2026 è applicare l’Ecobonus a prodotti non certificati o con trasmittanze fuori soglia: il controllo documentale prima dell’ordine evita la decadenza in fase di dichiarazione.
3. Chi può richiedere il Sismabonus fino all’80%?
Il Sismabonus resta nel 2026 la misura con le aliquote potenzialmente più alte: per gli interventi di riduzione del rischio sismico su edifici situati nelle zone classificate 1, 2 e 3, la detrazione può arrivare all’80% quando i lavori determinano il passaggio a due classi di rischio inferiori, con scaglioni intermedi per il miglioramento di una sola classe. Il massimale di spesa è di 96.000 euro per unità immobiliare e per anno.
La platea è più ampia di quanto si pensi: non solo consolidamento strutturale di edifici storici, ma anche rinforzo di solai, cerchiature, catene e controventi in edifici ordinari situati in zone a rischio. La condizione tecnica è la doppia classificazione di rischio, prima e dopo l’intervento, asseverata da un professionista abilitato con i metodi convenzionali previsti dalle linee guida.
Vale la regola di non cumulabilità con il Bonus ristrutturazioni sulla stessa spesa, ma la combinazione per interventi distinti è frequente nei cantieri di ristrutturazione integrale: Sismabonus sulle strutture, Bonus ristrutturazioni su finiture e impianti. In caso di demolizione e ricostruzione vale invece il Sismabonus ricostruzione, con disciplina dedicata.
4. Come funziona il Conto Termico 3.0 del GSE?
Il Conto Termico 3.0 è l’alternativa non fiscale ai bonus: invece di una detrazione IRPEF in 10 anni, eroga un incentivo diretto sul conto corrente, in un’unica soluzione o in rate annuali a seconda dell’importo. Copre pompe di calore, collettori solari termici, caldaie e stufe a biomassa, sistemi ibridi e interventi di efficientamento dell’involucro, con percentuali di copertura della spesa che possono arrivare fino al 65% per le tipologie più premiate.
I vantaggi rispetto alle detrazioni sono tre: non serve capienza fiscale, i tempi di recupero sono rapidi e la misura è aperta anche a condomini, imprese e pubbliche amministrazioni. La contropartita è procedurale: la domanda va presentata al GSE tramite il portale dedicato, in genere entro 90 giorni dalla fine lavori, con documentazione tecnica completa e requisiti minimi di prodotto verificati.
Nel 2026 il Conto Termico 3.0 è la via preferenziale per chi non ha IRPEF sufficiente o vuole liquidità immediata per sostituire il generatore di calore. La regola di fondo resta identica: non cumulabile con Ecobonus o Bonus ristrutturazioni sulla stessa spesa, ma combinabile con le detrazioni su interventi diversi dello stesso immobile.
5. Bonus mobili ed elettrodomestici: il quinto da non dimenticare
Chiude la Top 5 il Bonus mobili ed elettrodomestici, la misura più sottovalutata del panorama 2026: detrazione del 50% sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati all’arredo di un immobile oggetto di ristrutturazione agevolata. La condizione di accesso è l’esistenza di un intervento di manutenzione straordinaria avviato con regolare titolo edilizio: è la ristrutturazione che "apre" il bonus arredi.
Le regole operative: massimale di spesa dedicato (secondo le indicazioni vigenti per il 2026, in linea con il tetto di 5.000 euro fissato negli anni precedenti, salvo conferma del decreto attuativo), pagamenti tracciabili con bonifico, carta o strumenti elettronici, data dell’acquisto successiva all’inizio dei lavori di ristrutturazione. Gli elettrodomestici devono rispettare classi energetiche minime, con requisiti più stringenti per forni e lavasciuga.
Il coordinamento temporale è il punto critico: il titolo edilizio deve precedere l’acquisto, e la detrazione si aggancia all’unità immobiliare ristrutturata. Chi pianifica cucina, armadi ed elettrodomestici insieme al cantiere può sommare il beneficio a quello del Bonus ristrutturazioni, rispettando però la separazione documentale tra le due spese.
Cessione del credito e sconto in fattura: lo stato dell’arte
Una nota a margine che riguarda tutte le misure della Top 5: nel 2026 cessione del credito e sconto in fattura restano escluse per le spese ordinarie, dopo la stretta avviata negli anni scorsi per contenere la spesa pubblica. Le uniche finestre residue riguardano casi specifici e soggetti fragili, secondo le discipline speciali tuttora vigenti, e le code di crediti maturati con il Superbonus, oggetto di piani di rimborso e ulteriori cessioni limitate.
Per i nuovi cantieri il messaggio operativo è quindi uno solo: i bonus 2026 funzionano in detrazione diretta sul reddito o, per il Conto Termico, in incentivo GSE. Chi promette sconti in fattura immediati su misure ordinarie va verificato con estrema attenzione: nella maggior parte dei casi si tratta di formule commerciali prive di base normativa, con il rischio di dover restituire quanto percepito in sede di controllo.





