La notizia in breve: il Conto Termico 3.0 nel 2026

Cos’è il Conto Termico 3.0? È l’incentivo diretto gestito dal GSE per pompe di calore, solare termico, biomasse e interventi di efficientamento energetico: non una detrazione IRPEF, ma un contributo in denaro erogato sul conto corrente, con copertura della spesa fino al 65% nei limiti dei massimali. La domanda va presentata in genere entro 90 giorni dalla fine lavori.

La terza versione del meccanismo, entrata in vigore con il decreto di aggiornamento varato negli ultimi anni, ha razionalizzato le fasce di accesso e rafforzato i requisiti di prestazione dei prodotti, allineandosi agli obiettivi europei di decarbonizzazione degli edifici e alla direttiva Case Green. Nel primo semestre 2026, secondo i dati diffusi dal gestore, le domande da privati sono cresciute a doppia cifra, trainate proprio dalla sostituzione delle vecchie caldaie a gas.

Questo articolo riassume regole, importi, procedura e tempi, con una premessa d’obbligo: i valori specifici di incentivazione dipendono da zona climatica, tecnologia, potenza e soggetto beneficiario, e le tabelle ufficiali GSE restano l’unico riferimento vincolante. Le cifre citate sono indicative e aggiornate alle informazioni disponibili a luglio 2026.

Quali interventi incentiva il Conto Termico 3.0?

Il cuore del Conto Termico 3.0 sono le pompe di calore elettriche in sostituzione di impianti esistenti: l’incentivo si calcola in funzione della potenza termica, della zona climatica e delle prestazioni stagionali della macchina, con copertura della spesa che nelle fasce più favorevoli raggiunge il 65% del costo ammissibile. Requisito tecnico decisivo: il rispetto dei coefficienti minimi di prestazione previsti per le pompe di calore utilizzate in climatizzazione invernale.

Secondo capitolo: il solare termico, con incentivi per metro quadro di superficie captante che coprono quote rilevanti dell’investimento per la produzione di acqua calda sanitaria e l’integrazione al riscaldamento. Seguono caldaie e generatori a biomassa legnosa — con requisiti ambientali stringenti su emissioni e rendimento, e classificazione di qualità del generatore — e i sistemi ibridi, che combinano pompa di calore e caldaia a condensazione in un’unica soluzione incentivabile.

Resta ammessa anche una fascia di interventi sull’involucro: coibentazioni di pareti e coperture e sostituzione di serramenti, con intensità di aiuto più contenute rispetto alle rinnovabili termiche. Per questi interventi la convenienza rispetto all’Ecobonus va valutata caso per caso: l’Ecobonus detrae il 50% sulla prima casa in 10 anni, il Conto Termico eroga una quota minore ma subito e senza vincoli di capienza fiscale.

A chi conviene il Conto Termico rispetto all’Ecobonus?

Il Conto Termico 3.0 brilla dove le detrazioni fiscali zoppicano. Primo profilo: i contribuenti con poca o nessuna capienza IRPEF — pensionati con imposta già assorbita, nuclei a basso reddito, partite IVA in perdita — per i quali una detrazione in 10 anni resterebbe in gran parte teorica, mentre l’incentivo GSE arriva in denaro a prescindere dall’imposta dovuta.

Secondo profilo: i condomini. Le parti comuni possono accedere al meccanismo con ripartizione per millesimi, e la liquidità immediata dell’incentivo riduce la rata iniziale a carico dei condomini, semplificando l’approvazione in assemblea degli interventi su centrale termica e involucro. Terzo profilo: imprese e attività agricole, escluse da molti bonus fiscali residenziali ma pienamente ammesse al Conto Termico per i propri edifici.

La domanda da porsi prima di scegliere il canale è sempre la stessa: quanto vale per me un euro di incentivo oggi rispetto a un euro di detrazione spalmato in dieci anni? Con tassi di rendimento dei risparmi ancora positivi e il rischio di incapienza fiscale, per molte famiglie la risposta del 2026 è il Conto Termico; per redditi medi-alti con capienza stabile, la detrazione al 50% resta spesso più generosa in valore assoluto.

Come si presenta la domanda al GSE e quanto dura l’istruttoria?

La procedura corre passo per passo. L’intervento deve essere concluso — installazione, collaudo, pagamenti tracciabili — prima della presentazione della domanda, che avviene sul portale dedicato del GSE tramite il soggetto beneficiario o un soggetto delegato come l’installatore o l’energy manager. La domanda va in genere trasmessa entro 90 giorni dalla fine dei lavori: la scadenza è perentoria e va calendarizzata già in fase di preventivo.

La documentazione tipo comprende: fatture e ricevute dei bonifici parlanti o comunque tracciabili, schede tecniche e certificazioni del generatore installato, documentazione fotografica dell’impianto prima e dopo, dichiarazione di conformità dell’impianto, dati catastali e titolo di disponibilità dell’immobile. Per le pompe di calore servono inoltre i dati prestazionali stagionali dichiarati dal costruttore secondo le norme di riferimento.

Sui tempi: l’istruttoria GSE sulle pratiche complete richiede in media da 2 a 6 mesi, con possibili richieste di integrazione che riavviano parzialmente l’iter. L’erogazione avviene in un’unica soluzione per gli importi sotto la soglia prevista dal meccanismo e in rate annuali (due o cinque, a seconda della fascia) per gli incentivi maggiori. Il bonifico arriva direttamente sul conto indicato in domanda, senza passaggi intermedi.

Quali errori fanno decadere la domanda di Conto Termico?

Gli errori che fanno decadere le domande si ripetono: prodotto non conforme ai requisiti minimi, pagamenti non correttamente tracciabili, documentazione fotografica assente o insufficiente, domanda oltre i 90 giorni, incoerenza tra dati catastali e intestatari. Il più costoso resta però quello strategico: attivare prima le detrazioni fiscali e poi scoprire che la stessa spesa non può ricevere anche il Conto Termico, o viceversa.

La regola di non cumulabilità impone una scelta preliminare per ciascuna voce di spesa. La pianificazione corretta, nei cantieri di riqualificazione completa, assegna al Conto Termico le voci dove il premio immediato è massimo — in genere la pompa di calore — e alle detrazioni le voci con massimali fiscali convenienti, come serramenti e coibentazioni via Ecobonus. Il termotecnico che redige la relazione tecnica dovrebbe sempre presentare il confronto quantitativo tra i due scenari prima dell’ordine dei materiali.

Ultimo avviso, di calendario: le dotazioni del meccanismo sono stanziate su base pluriennale e finora non hanno mostrato segnali di esaurimento, a differenza dei treni d’urto dei bonus fiscali. Ciò non elimina il rischio di aggiornamenti delle tabelle: chi ha un intervento pronto farebbe bene a non procrastinare, perché l’incentivo si fissa con la domanda, non con il preventivo.