Rapporto ANCE 2026: un settore in normalizzazione, non in crisi
Il rapporto ANCE 2026 stima gli investimenti in costruzioni in Italia intorno ai 200 miliardi di euro: in calo dopo la fine del Superbonus, ma su livelli storicamente elevati. Il settore conferma oltre un milione e mezzo di addetti, con le ristrutturazioni residenziali che reggono e le opere pubbliche del PNRR in piena esecuzione.
La lettura del rapporto invita a distinguere la frenata dalla crisi: il calo degli investimenti residenziali è la conseguenza fisiologica dell'uscita di scena di un incentivo straordinario come il Superbonus 110%, che in pochi anni ha attivato decine di miliardi di euro di lavori concentrati soprattutto sulla riqualificazione energetica. I bonus ordinari — ristrutturazioni al 50%, Ecobonus, Sismabonus — mantengono comunque in piedi un mercato della ristrutturazione che vale da solo una quota maggioritaria della produzione edilizia nazionale.
Il quadro è completato da due motori che nel 2026 viaggiano a velocità piena: le opere pubbliche finanziate dal PNRR, entrate nella fase decisiva di esecuzione in vista della scadenza del Piano, e la domanda di efficientamento energetico alimentata dal recepimento della Direttiva Case Green. Per le imprese il problema non è la commessa, ma i margini: costi dei materiali ancora elevati, carenza di manodopera e tempi della pubblica amministrazione sono le tre criticità segnalate con maggiore insistenza.
Quanto vale il settore delle costruzioni nel 2026? I numeri ANCE
Secondo le stime ANCE, gli investimenti in costruzioni in Italia si attestano nel 2026 intorno ai 200 miliardi di euro, con una flessione in termini reali rispetto al picco raggiunto nel biennio del Superbonus ma un livello assoluto che resta tra i più alti degli ultimi vent'anni. La composizione della domanda è cambiata: scende il peso della riqualificazione incentivata delle abitazioni esistenti, crescono la nuova costruzione residenziale nelle aree a forte domanda e soprattutto le opere pubbliche, la cui quota sulla produzione totale è tornata a livelli che non si vedevano da anni.
L'indice ISTAT della produzione nelle costruzioni, dopo gli strappi degli anni incentivati, mostra nel 2026 un andamento ondivago ma complessivamente stabile: i dati mensili segnalano una produzione che si mantiene sui massimi storici raggiunti nel ciclo dei bonus, con oscillazioni legate alla stagionalità dei cantieri e ai tempi di avvio delle gare pubbliche. Gli analisti sottolineano che la base di confronto è eccezionalmente alta: tenere questi livelli dopo il Superbonus è di per sé un risultato.
Sul fronte dei costi, il rapporto segnala una stabilizzazione dei prezzi dei materiali dopo la fiammata del 2021-2023, pur con livelli medi che restano significativamente superiori a quelli pre-pandemia. Cemento, acciaio e prodotti energetivori viaggiano su prezzi contenuti dalla domanda europea debole, ma il costo complessivo di costruzione risente dell'aumento del costo del lavoro, della manodopera specializzata introvabile e degli oneri finanziari ancora pesanti per le imprese più indebitate.
Residenziale: la ristrutturazione regge, il nuovo accelera nelle città
Il mercato residenziale è il termometro più sensibile della normalizzazione. Con il Superbonus archiviato, il motore delle ristrutturazioni è tornato a essere il Bonus ristrutturazioni al 50%, che nel 2026 sostiene secondo le stime un flusso annuo di lavori nell'ordine delle decine di miliardi di euro: sostituzione infissi, rifacimento impianti, ristrutturazioni integrali di appartamenti e parti comuni condominiali. L'Ecobonus e il Sismabonus completano l'offerta di incentivi per l'efficientamento energetico e la sicurezza sismica.
La nuova costruzione residenziale mostra invece segnali di ripresa selettiva: nelle grandi città e nelle aree metropolitane a forte domanda — Milano in testa, seguita da Roma, Bologna e dalle città universitarie — i permessi di costruire e gli avvii di cantiere crescono, sostenuti dalla scarsità di offerta di prodotto nuovo e dai prezzi in salita. Il rigenerazione urbana è il canale privilegiato: le aree dismesse, gli ex scali ferroviari e gli edifici direzionali da riconvertire a residenziale alimentano i pipeline dei grandi sviluppatori.
Resta il nodo dell'edilizia economica e popolare: la domanda di case a prezzi accessibili per giovani coppie e lavoratori è stimata in centinaia di migliaia di unità, ma l'offerta privata fatica a coprirla per via dei costi di costruzione. Il rapporto ANCE rilancia la proposta di strumenti urbanistici e fiscali dedicati — aree pubbliche in concessione, cambi di destinazione agevolati, social housing — come condizione per allargare il mercato senza nuovi incentivi a pioggia.
Opere pubbliche e PNRR: il 2026 è l’anno della verità
Il 2026 è l'anno della verità per il PNRR: la scadenza del Piano impone il completamento dei progetti finanziati, e le costruzioni sono il settore più esposto. Secondo le elaborazioni ANCE sui dati di avanzamento, i cantieri legati al Piano riguardano scuole, sanità territoriale, rigenerazione urbana, ferrovie, infrastrutture idriche ed edilizia pubblica, per un ammontare complessivo di decine di miliardi di euro. Il ritmo di spesa è accelerato, ma il rapporto segnala che una parte dei progetti è stata rimodulata o ridimensionata per rispettare i tempi.
Oltre il PNRR, il quadro delle grandi opere prosegue con i cantieri delle infrastrutture strategiche: alta velocità ferroviaria, nodi urbani, opere di difesa del suolo e Ponte sullo Stretto, il cui avvio rappresenta per il comparto un segnale di lungo periodo. I fondi di coesione del ciclo di programmazione europea 2021-2027 entrano nel frattempo a pieno regime, alimentando la domanda di opere pubbliche soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.
Le criticità segnalate dalle imprese sono note ma irrisolte: tempi lunghi tra gara e consegna, contenzioso elevato, prezzi di aggiudicazione spesso non coerenti con i costi reali e revisione prezzi applicata in modo disomogeneo. ANCE chiede una stabilizzazione del quadro normativo sugli appalti dopo le ripetute riforme del Codice, e strumenti di de-risking per consentire alle medie imprese di partecipare ai grandi programmi senza esporsi oltre la propria capacità finanziaria.
Perché manca manodopera nei cantieri? Occupazione e salari
L'occupazione è la nota positiva del rapporto 2026: il comparto conferma una base occupazionale superiore al milione e mezzo di addetti tra diretto e indotto, con saldi positivi sulle assunzioni nonostante la frenata degli incentivi. Ma dietro i numeri c'è un paradosso che preoccupa le imprese: la manodopera non si trova. Le indagini sulle imprese edili segnalano che una quota consistente delle posizioni aperte resta vacante, dalle maestranze tradizionali — muratori, carpentieri, ferraioli — alle figure tecniche: geometri di cantiere, installatori termotecnici, elettricisti qualificati.
Le cause sono strutturali: l'invecchiamento della forza lavoro edile, la riduzione dei flussi migratori verso il settore, la concorrenza di altri comparti sui giovani e una percezione del cantiere come luogo di lavoro faticoso e poco attrattivo. Le risposte in campo sono i contratti di filiera con percorsi formativi, le academy aziendali, gli istituti tecnici per le costruzioni rilanciati dalle riforme scolastiche e le politiche migratorie con quote dedicate, che il rapporto chiede di stabilizzare.
Il salario è l'altra leva: i rinnovi contrattuali degli ultimi anni hanno portato gli stipendi dei livelli più alti del comparto oltre soglie competitive rispetto ad altri settori industriali, e le imprese investono su sicurezza, welfare di cantiere e tecnologie — dal BIM ai mezzi a controllo numerico — per rendere il lavoro edile più qualificato e meno usurante. Una trasformazione culturale che, secondo gli analisti, è la vera scommessa per il ricambio generazionale.
Cosa succederà nel 2027? Gli scenari ANCE e le tre incognite
Guardando al 2027, lo scenario centrale del rapporto ANCE è di stabilizzazione: gli investimenti dovrebbero tenere sui livelli del 2026, con il completamento del PNRR compensato dall'ingresso a regime dei fondi di coesione e dal ciclo di riqualificazione energetica legato alla Direttiva Case Green. Il residenziale in ristrutturazione dovrebbe mantenere i volumi garantiti dai bonus ordinari, mentre il non residenziale privato — logistica, data center, industria — è indicato come il segmento con il miglior potenziale di crescita.
Tre le incognite che possono spostare lo scenario in una direzione o nell'altra. La prima è la tenuta del quadro fiscale: qualsiasi riduzione dei bonus ordinari avrebbe effetti immediati sulla domanda di ristrutturazione. La seconda è la capacità esecutiva della pubblica amministrazione: senza semplificazione degli appalti e rafforzamento delle stazioni appaltanti, i fondi disponibili rischiano di non tradursi in cantieri. La terza è la congiuntura europea: i costi dei materiali e dell'energia, la domanda dei partner commerciali e le decisioni della BCE sui tassi influenzano direttamente i margini delle imprese.
Il messaggio finale del rapporto è rivolto alla politica: dopo anni di incentivi straordinari, il settore chiede prevedibilità. Regole fiscali stabili su orizzonti pluriennali, un piano nazionale delle infrastrutture con risorse certe e una strategia industriale per la riqualificazione del patrimonio edilizio — che la Direttiva Case Green rende obbligatoria — sono le condizioni per trasformare un ciclo eccezionale in crescita strutturale.





