La notizia in breve: cosa cambia con i CAM edilizia nel 2026

Cosa sono i CAM edilizia? I Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia sono i requisiti ambientali obbligatori fissati dal Ministero dell’Ambiente per progettazione, costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici pubblici: contenuto di riciclato nei materiali, efficienza energetica, gestione dei rifiuti di cantiere e qualità indoor. Nel 2026 sono la matrice di quasi ogni gara edilizia pubblica.

La cornice è europea: economia circolare, direttiva Case Green e obiettivi di decarbonizzazione del patrimonio edilizio spingono gli Stati membri a usare l’acquisto pubblico come leva ambientale, e l’Italia lo fa attraverso i CAM, aggiornati nel tempo con decreti del Ministero dell’Ambiente. Dove la norma quadro lascia margini attuativi, la prassi delle stazioni appaltanti e le faq ministeriali stanno fissando interpretazioni che progettisti e imprese devono conoscere.

Questo articolo spiega cosa sono i CAM edilizia, quali requisiti pesano di più in cantiere nel 2026, come si dimostra la conformità e perché il tema riguarda ormai anche il privato. Avvertenza di metodo: i decreti CAM e i loro allegati restano l’unico riferimento vincolante; le indicazioni che seguono sono una guida giornalistica, non un parere tecnico.

I CAM edilizia sono obbligatori anche per i privati?

I CAM sono requisiti ambientali minimi definiti per legge per gli acquisti verdi della pubblica amministrazione: per l’edilizia coprono l’intero ciclo di vita dell’intervento, dalla progettazione alla manutenzione, passando per l’esecuzione e la gestione dei materiali. L’obbligo scatta per le stazioni appaltanti, che devono inserire i criteri nei documenti di gara, e ricade a cascata su progettisti, imprese e fornitori della filiera.

L’applicabilità si estende oltre il perimetro strettamente pubblico: gli interventi realizzati con finanziamenti o contributi pubblici, i progetti su edifici di enti e società partecipate e molte operazioni convenzionate richiamano i CAM come standard di riferimento. Anche il privato ne subisce l’influenza: regolamenti edilizi comunali, bandi di rigenerazione urbana e protocolli volontari di sostenibilità li citano o li presuppongono.

La struttura dei criteri è a matrice: per ciascuna fase — progettazione, materiali, cantiere, gestione — sono fissati requisiti minimi obbligatori e, in alcuni casi, criteri premiali che attribuiscono punteggio in gara. La logica è quella del "minimo più premio": rispettare la soglia per partecipare, superarla per vincere.

Quali materiali devono contenere riciclato secondo i CAM?

Il capitolo più impattante per il cantiere è quello dei materiali: i CAM richiedono che i prodotti da costruzione contengano quote minime di materiale riciclato o recuperato, con percentuali differenziate per categoria. Calcestruzzi e conglomerati, laterizi, opere stradali, pavimentazioni e rivestimenti, isolanti termici e acustici, cartongesso e manufatti in legno: per ciascuna famiglia il decreto fissa la soglia e i documenti che la dimostrano.

La verifica passa dalle certificazioni: dichiarazioni ambientali di prodotto, marchi di qualità ambientale, schede tecniche dei produttori che attestino il contenuto di riciclato secondo le norme di riferimento. Per l’impresa questo significa una selezione dei fornitori più rigorosa e una gestione documentale in cantiere che molte piccole imprese hanno dovuto costruire da zero: il manufatto non conforme, posato e poi contestato, è un contenzioso in agguato.

Il capitolo si collega ai rifiuti: i CAM richiedono la gestione tracciata dei materiali da demolizione, la selezione in cantiere e l’avvio a recupero di quote elevate del rifiuto, in coerenza con gli obiettivi europei. Nei cantieri rilevanti la decostruzione selettiva — demolizione per strati e per famiglie di materiali invece che per abbattimento indiscriminato — è ormai la prassi attesa, con piani di gestione predisposti prima dell’inizio lavori.

Efficienza, benessere indoor e durabilità: gli altri pilastri

Accanto ai materiali, i CAM edilizia presidiano la prestazione energetica: gli interventi pubblici devono rispettare requisiti di efficienza dell’involucro e degli impianti allineati agli standard più avanzati, con attenzione all’integrazione di fonti rinnovabili e alla riduzione dei consumi in esercizio. La direttiva Case Green, nel suo percorso di recepimento, rafforza questa direttrice fissando traiettorie nazionali di miglioramento del parco edilizio.

Secondo pilastro: la qualità degli ambienti interni. I criteri toccano emissioni dei materiali di finitura, ventilazione e illuminazione naturale, comfort acustico e termoigrometrico: il benessere degli occupanti entra così nei requisiti di gara, spingendo verso pitture a basse emissioni, isolanti certificati e progettazione bioclimatica. È la stessa direzione che il mercato privato sta seguendo per proprie ragioni, come mostra la crescita delle vernici ecologiche.

Terzo pilastro, il più culturale: la durabilità e la manutenibilità. I CAM premiano soluzioni che allungano la vita utile dell’edificio e ne riducono il costo di gestione — ispezionabilità degli impianti, sostituibilità dei componenti, schede di manutenzione programmata. È il passaggio dal costo di costruzione al costo del ciclo di vita, la metrica che gli enti stanno imparando a usare nelle gare.

Come si dimostra la conformità ai CAM in gara e in cantiere?

Per il progettista, i CAM entrano nel lavoro dalla prima relazione: la matrice dei criteri applicabili va compilata indicando requisito, soluzione progettuale e verifica, e le prescrizioni devono tradursi in capitolato e computo metrico. Un errore frequente è il richiamo generico "ai CAM vigenti" senza declinazione sul progetto specifico: le stazioni appaltanti più attente respingono o integrano elaborati di questo tipo.

Per l’impresa, la conformità si dimostra in esecuzione: certificati e schede dei materiali effettivamente consegnati, registri di carico e scarico dei rifiuti con formulari tracciabili, verbali e fotografie di cantiere. Il direttore dei lavori verifica, ma la responsabilità documentale resta in capo all’esecutore: chi non conserva le evidenze rischia contestazioni a saldo, quando la sostituzione del materiale non è più possibile.

Il punto critico del 2026 è la filiera: il contenuto di riciclato dipende dai produttori, e le disponibilità di mercato per alcune categorie certificate restano disomogenee tra Nord e Sud. Le imprese che si sono attrezzate con accordi quadro e fornitori qualificati hanno un vantaggio competitivo misurabile nei punteggi di gara, oltre che una riduzione del rischio di contenzioso.

I CAM diventeranno obbligatori anche nei cantieri privati?

La domanda che la filiera si pone è se i CAM resteranno confinati al pubblico. I segnali del 2026 indicano una diffusione progressiva: i grandi interventi privati di riqualificazione, le operazioni immobiliari con certificazioni di sostenibilità e i progetti finanziati da investitori istituzionali adottano volontariamente requisiti equivalenti, perché il valore di mercato di un edificio conforme cresce e quello di un edificio energivoro e non circolare scende.

Sul piano normativo, la direttiva Case Green e la revisione delle regole sui prodotti da costruzione a livello europeo spingono verso requisiti ambientali di prodotto sempre più vincolanti per tutti, non solo per chi vende alla pubblica amministrazione. Le dichiarazioni di prestazione ambientale stanno diventando parte integrante della documentazione di prodotto, e la tracciabilità digitale dei materiali — il cosiddetto passaporto dei prodotti da costruzione — è la frontiera su cui Bruxelles lavora.

Per imprese e studi la conclusione operativa è semplice: conviene costruire subito la competenza CAM, anche se il proprio mercato è privato. Le gare pubbliche la richiedono oggi; il mercato la premierà domani; e la curva di apprendimento — fornitori, certificati, gestione rifiuti, documentazione — non si improvvisa alla prima gara persa.